Torino ha più di 2000 anni di storia: come scegliere cosa vedere in un weekend? Due giorni sono troppo pochi per visitarla bene, ma permettono già di avere un assaggio della città e delle sue bellezze. Qui troverete una lista di quello che non dovrebbe mancare in un programma per una breve visita e qualche informazione sulla sua storia.

Storia di Torino

All’epoca dei romani l’area di Torino era abitata da una tribù probabilmente di etnia celto-ligure, i Taurini. Dopo la conquista romana, qui viene impiantata la colonia di Augusta Taurinorum, che tanto influenzerà la struttura della Torino futura. La città manterrà infatti, forse più di tutte le grandi città italiane nate come colonie romane, l’ordinatissimo impianto a scacchiera anche quando si svilupperà ben al di fuori delle antiche mura.

Torino rimane una città secondaria durante il medioevo e il Rinascimento; saranno i Savoia a trasformarla in un centro importante a partire dal 1563, quando trasferiscono la capitale del ducato da Chambéry, in Francia, a Torino. Nel Seicento la città assume sempre più l’aspetto di una capitale, anche grazie agli interventi urbanistici e artistici di grandi artisti del tempo, come Filippo Juvarra e Guarino Guarini.

Torino intanto diventa la capitale di un regno e il motore della seconda guerra di indipendenza italiana che porta all’Unità d’Italia. Sarà la prima capitale d’Italia, anche se solo per pochi anni, dal 1861 al 1864.

In quanto uno dei vertici del triangolo industriale Torino-Milano-Genova, la città si appoggia molto all’industria, in particolare a quella della FIAT. Negli ultimi anni però ha sofferto per la chiusura di stabilimenti e il trasferimento di parte delle attività dirigenziali e per qualche tempo Torino ha sofferto di una crisi esistenziale. Le Olimpiadi del 2006 sono state uno spartiacque e hanno segnato la rinascita della città, che ha spazzato via la patina grigia di smog e di malinconia. Torino si è reinventata puntando sulla cultura e sul turismo che in pochi anni è cresciuto a ritmi vertiginosi, assegnandole un posto stabile tra le prime dieci città italiane più visitate.

Cosa vedere a Torino: un programma per due giorni

Visitare il Museo Egizio

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Galleria dei Re, Museo Egizio

È il museo più famoso e importante di Torino e si merita tutta l’ottima fama che ha. Conserva la seconda collezione di arte e reperti egizi più grande del mondo dopo quella de Il Cairo e la ristrutturazione tra il 2010 e il 2015 ha reso i suoi allestimenti ancora più coinvolgenti e moderni. Ogni anno conta infatti oltre 800.000 visitatori, di cui molti arrivano in città da fuori regione proprio per vedere il museo. Le mostre sono sempre di alto livello, in una perfetta combinazione di rigore scientifico e divulgazione.

La visita inizia dall’ultimo piano dell’esposizione e salendo dal pianterreno con le scale mobili si percorre idealmente tutto l’Egitto, rappresentato sulla parete accanto con un patchwork di tele color sabbia. Dalle sorgenti del Nilo e dall’Alto Egitto, a sud, si arriva fino al Basso Egitto, al delta del Nilo e al Mediterraneo a nord.

Il percorso di visita segue un ordine cronologico: si inizia quindi dal Predinastico (3200-2700 a.C.), l’epoca che precede quella dei faraoni, e sala dopo sala racconta l’incredibile storia di questo popolo millenario. Dall’epoca delle piramidi nell’Antico Regno (2700-2200 a.C.), alle trasformazioni sociali del Medio Regno (1950-1750 a.C.), durante il quale la morte diventa più «democratica» e tutti possono sperare in una vita nell’aldilà, per cui la pratica della mummificazione si diffonde in tutti gli strati della popolazione, fino all’ultima, gloriosa fase del tempo della civiltà dell’antico Egitto: il Nuovo Regno (1550-1070 a.C.), il tempo dei grandi faraoni Ramses II, Thutmosi III e della famosissima tomba di Tutankhamon. Qui non si troverà nessun reperto legato al giovane faraone su cui graverebbe una maledizione (miti da sfatare), ma le tombe intatte di Kha e Merit hanno restituito l’intero corredo, insieme alla mummie così ben conservate che grazie alla TAC si è potuto capire di quali malattie croniche soffrissero.

Il clima secco e arido dell’Egitto ha permesso che si conservassero anche materiali deperibili, per cui qui potrete ammirare statuine in legno, resti di offerte di cibo, perfino parrucche di capelli veri. Soprattutto negli ultimi anni si è diffusa una maggiore sensibilità riguardo all’esposizione dei resti umani e le mummie sono trattate sempre con grande rispetto, evitando un’esibizione morbosa dei corpi dei defunti. La parte sulla mummificazione è comunque molto ben fatta e si può seguire tutta l’evoluzione della sua storia anche attraverso i cambiamenti che hanno coinvolto il corredo e i sarcofagi.

Il museo dedica spazio anche all’epoca greco-romana, dalla quale giungono due dei celebri ritratti del Fayyum, raffigurazioni a tempera del volto del defunto che sono tra gli esempi meglio conservati di pittura antica.

Il giro si conclude poi in bellezza con la Galleria dei Re, due grandi sale con autentici capolavori dell’arte egizia, come la statua di Ramses II. Le luci basse, il fondo scuro e i fari puntati sulle sculture che sembrano emergere dall’oscurità sono di grande effetto: l’allestimento è stato d’altronde curato dal 3 volte premio Oscar per la scenografia Dante Ferretti.

Accanto allo statuario si trova infine un intero tempio rupestre, quello di Ellesija. L’Egitto lo donò all’Italia come ringraziamento per il ruolo svolto nel salvataggio dei templi della Nubia, tra cui il famosissimo tempio di Abu Simbel, che sarebbero stati sommersi con la costruzione della diga di Assuan negli anni Sessanta.

Durata della visita: Anche da questa breve presentazione si capisce quanto ci sia da vedere al Museo Egizio, per cui è bene calcolare mezza giornata, tra code e visita.
Biglietti: essendo gestito da una fondazione mista di pubblico e privato, non valgono le stesse regole sul tariffario dei musei interamente pubblici, quindi le riduzioni sono poche e il costo dell’ingresso è più alto del solito (15 euro). Vale però tutto il prezzo del biglietto!
Dove: via Accademia delle Scienze 6.

Salire sulla Mole Antonelliana e scoprire il Museo del Cinema

La Mole Antonelliana è il simbolo di Torino, quello che troverete ovunque nei negozi di souvenir e sotto qualsiasi forma, dal portachiavi al cioccolatino. Prima dei necessari lavori di ristrutturazione degli anni Cinquanta in cui sono stati inseriti sostegni di cemento armato era l’edificio in muratura più alto del mondo (167,50 metri). Ancora oggi in ogni caso è la costruzione più alta di Torino centro: il grattacielo San Paolo vicino alla stazione di Porta Susa si è dovuto fermare a quota 166 metri per non rubare alla Mole il suo storico primato.

Oggi la Mole Antonelliana ospita il Museo del Cinema, che nei suoi quasi vent’anni di vita ha staccato biglietti per 10 milioni di visitatori. È di certo uno dei musei più originali che si possano trovare in giro perché l’esposizione si snoda all’interno della Mole come fosse una scala a chiocciola e espone colossali oggetti di scena come la statua del dio Moloch usata nel primo kolossal italiano, Cabiria del 1914.

Meta obbligata delle gite scolastiche delle scuole piemontesi, insieme al Museo Egizio, è adorato dai bambini per le grandi installazioni che riproducono set cinematografici come il saloon dei western e la casa americana anni Cinquanta. Famoso è anche il tappeto di poltrone rosse al pianterreno dove i visitatori possono godersi spezzoni di film lasciando riposare le gambe dopo ore di visite.

L’interno della Mole riserva però un’altra sorpresa ed è l’ascensore sistemato al centro dell’edificio che porta alla terrazza panoramica da cui si ha la migliore vista su Torino che potrete trovare in città. Preparatevi a una lunga coda per salire fin lassù, perché è possibile anche fare un biglietto separato per il Museo e per l’ascensore e molti scelgono solo il secondo. L’orario migliore per andarci è forse l’ora di pranzo: provate a arrivare alla Mole verso le 13 e tenete duro per mangiare; meglio ancora, pranzate prima: in genere alle 12 ristoranti e locali sono già aperti e la zona di via Po offre una scelta ricchissima di posti dove mangiare.

Biglietti: museo 11 euro, ascensore panoramico 8 euro, museo + ascensore 15 euro.
Dove: via Montebello 20.

Camminare nelle piazze e nelle vie del centro storico

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Via Roma. Photo by Wendy Dekker on Unsplash.

Piazza San Carlo

Viene sempre chiamato il salotto buono della città e i torinesi ne vanno giustamente orgogliosi. È la piazza più bella della città e qui si trovano alcuni dei caffè storici più celebri di Torino. Più grande di Piazza Castello, ma non così enorme come Piazza Vittorio Veneto, a causa della dimensione e della posizione centrale ospita eventi e manifestazioni dal grande richiamo di pubblico, come la tragica finale di Champions del 2017. Durante queste occasioni i torinesi si dividono fra chi è favorevole a rendere la piazza aperta a tutti i tipi di eventi e chi vorrebbe preservare l’aspetto aulico dell’angolo più raffinato della città.

 

Piazza Castello

Attorno alla piazza si trovano alcuni dei momenti da vedere assolutamente quando si è a Torino, cioè Palazzo Madama e Palazzo Reale, da dove si accedere al complesso dei Musei Reali. Palazzo Madama in particolare ha un curioso aspetto bifronte: la facciata di un bianco e elegante edificio neoclassico, il corpo retrostante di un castello di mattoni con quattro torri. È il risultato del progetto interrotto di Filippo Juvarra che nel Settecento avrebbe dovuto sostituire la fortezza medievale, rimasta invece al suo posto e nascosta solo in parte. Tutta la piazza si accorda a questo stile duplice, per cui la zona su cui si affaccia Palazzo Reale è contornata perlopiù di portici e edifici color crema, mentre dalla parte opposta all’ingresso della via che porta a Palazzo Carignano e lungo la facciata del Teatro Regio domina il rosso dei mattoni.

 

Piazza Vittorio Veneto

Nessuno a Torino la chiama così, se non quando si danno informazioni ai turisti: per i torinesi è solo Piazza Vittorio. Prendendo via Po da Piazza Castello si arriva a questa piazza che si affaccia sul Po e sulla Gran Madre dall’altra parte del fiume, creando uno scorcio lunghissimo sulle colline sullo sfondo. È una delle piazze più grandi d’Italia e sotto i suoi portici si trovano molti dei bar più gettonati per gli apericena. Tutte le piazze di Torino sono bellissime la sera, ma la vista della Gran Madre e del ponte illuminato che si ha al limitare di Piazza Vittorio non può proprio mancare a chi passa in città anche solo per un paio di giorni.

 

Via Roma

Rispettando la geometria ordinata di Torino, via Roma è una strada ampia e dritta che parte dalla stazione principale della città, Porta Nuova, per arrivare a Piazza Castello, attraversando Piazza Carlo Felice e Piazza San Carlo. È fiancheggiata da un’infilata di ampi portici che nella prima parte hanno un aspetto un po’ grigio e squadrato secondo lo stile razionalista di epoca fascista, poi dopo Piazza San Carlo diventano gli eleganti portici che si trovano spesso sulle cartoline.
I negozi di abbigliamento e di telefonia hanno cannibalizzato la concorrenza di bar e piccoli negozi che non possono sostenere gli affitti stratosferici della via più consacrata allo shopping della città e dalla quale sono spariti.

 

Via Garibaldi

L’antico decumano della colonia romana ha mantenuto la direzione e l’andamento rettilineo che ne fanno una delle via più lunghe del centro. Anche qui si trovano molti negozi delle catene di abbigliamento, ma infilandosi nelle stradine laterali sembra di entrare in un’altra città, dove la ampie vie lasciano il posto a quelle strette di epoca medievale.

 

Via Po

È la lunga via che parte da Piazza Castello e porta fino ai Murazzi e al fiume al fondo di Piazza Vittorio Veneto. Via Po è votata allo shopping e al cibo, perché qui e nelle sue traverse si trovano alcuni ristorantini davvero interessanti.

Ammirare i palazzi barocchi e le chiese

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Chiesa della Gran Madre di Dio

Torino ha iniziato la sua trasformazione nella città bella e elegante che conosciamo a partire dal Seicento e la parte barocca della città meriterebbe un articolo a parte. Ci sono però alcuni monumenti che non possono mancare in una visita a Torino, per quanto breve, che vanno dal periodo rinascimentale fino a quello ottocentesco.

 

Chiesa di San Lorenzo

Si trova in piazza Castello, quindi non si dovrà fare molta strada se si ha in programma di girare per il centro. La chiesa è famosa per la sua ardita cupola barocca di archi intrecciati di Guarino Guarini. Visto che è una chiesa in piena attività per visitarla bisogna assicurarsi di arrivare quando non ci sono messe. Qui gli orari:
Giorni feriali: 8.30- 12 / 15.30 – 18.
Giorni festivi: 13 – 18.

 

Duomo

Rispetto a altre città italiane il duomo non spicca per fama o originalità e la sua stessa posizione, pur in centro, appare defilata. L’attuale costruzione è rinascimentale ed è stata costruita dove in precedenza si trovavano tre basiliche paleocristiane, a loro volta innalzate nel medioevo sui e con i resti del teatro romano lì vicino. Il duomo di Torino è però molto importante per la cristianità perché conserva la Sindone, che viene esposta solo in poche occasioni, di cui l’ultima è stata nel 2015. Conservata nella splendida Cappella della Sindone di Guarino Guarini, ha rischiato di essere distrutta nel devastante incendio del 1997 che ha fatto temere di aver perso la cappella stessa per sempre. La Sindone si è però salvata perché a causa dei lavori di restauro nella sua cappella era stata trasferita in un’altra parte del Duomo. Dopo lunghissimi anni di restauri, la Cappella della Sindone è stata restituita al suo splendore originale nel 2018.

 

Gran Madre di Dio

È una chiesa ottocentesca costruita sulla rive del fiume che riprende l’aspetto del Pantheon di Roma, con tanto di occhio nella cupola e iscrizione latina sul frontone. Una delle leggende che riguardo la Torino magica e esoterica vuole che la statua alla sua destra indichi con il calice alzato il luogo dove sarebbe nascosto il Sacro Graal.

 

Palazzo Carignano e Teatro Carignano

Il più conosciuto palazzo barocco progettato da Filippo Juvarra a Torino è Palazzo Carignano, che fronteggia il Teatro Carignano dall’altro lato della piazza che si chiama… Piazza Carignano. Qui i torinesi non hanno brillato per inventiva ma in compenso questo posto è uno dei più belli di Torino e in estate si troveranno sempre comitive di turisti fermi a ammirare le curve eleganti di Palazzo Carignano.

Il teatro conserva intatto l’interno rosso e oro di uno degli esempi migliori di teatro all’’italiana, come invece non fa il Teatro Regio, trasformato radicalmente dopo la ricostruzione del 1973, che lo ha reso però unico e originale.

Toccare i suoi portafortuna

Su Torino si raccontano molte leggende e storie ammantate di magia e non potevano certo mancare oggetti e statue beneauguranti.

Il più famoso è il toro di bronzo davanti al Caffè Torino di Piazza San Carlo. Perché porti fortuna bisogna calpestare gli attributi del toro che ormai dopo decenni di zelante calpestio dei torinesi DOC si ritrova un’affossamento nelle parti basse. È inconcepibile passare sotto quel lato dei portici e ignorare il bassorilievo del toro e lo calpestano proprio tutti. Vedrete distinte madame torinesi che camminano sulle palle del toro con regale nonchalance come se i piedi le avessero portate lì per caso.

Il secondo, anche se probabilmente non ultimo, dei portafortuna di Torino è il dito di Colombo. La statua del navigatore si trova in una nicchia sotto i portici dell’Archivio Reale in Piazza Castello e il suo «potere» non è conosciuto nemmeno da tutti i torinesi. Dovrebbe essere però molto utile per una precisa categoria di persone perché secondo la leggenda farebbe superare gli esami universitari. Il mignolino teso è ormai lucido e brillante per tutti gli studenti che hanno chiesto aiuto per passare latino nella vicina facoltà di scienze umanistiche di Palazzo Nuovo o analisi al Politecnico.

Rilassarsi nel parco del Valentino

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Si trova nella parte meridionale della città e con la sua forma allungata costeggia un buon tratto del Po. È uno dei posti preferiti dei torinesi per fare jogging, pic nic o semplicemente stendere una coperta sotto il sole di una giornata estiva, magari dopo che è suonata l’ultima campanella dell’anno e gli studenti si ritrovano insieme al parco. Al suo interno si trovano alcune note attrazioni di Torino, come il Castello del Valentino, la bellissima sede della facoltà di architettura, e il Borgo medievale, la ricostruzione ottocentesca di un castello medievale con botteghe, case e giardino con piante ornamentali e officinali. Al Parco si accede da Corso Vittorio Emanuele II o da Corso Massimo d’Azeglio.

Prendere un aperitivo nella città che li ha inventati

La tradizione vuole che Torino sia la patria dell’aperitivo perché qui nel 1786 è stato ideato il vermut, vino bianco aromatizzato con erbe e spezie. Non si mangia nulla insieme, però: sarà Milano a segnare la svolta aggiungendo stuzzichini ai cocktail e creando l’aperitivo come lo conosciamo, che ormai da anni è stato affiancato se non soppiantato dall’apericena.

A Torino la scelta per fare aperitivo e ancora più apericena è davvero molto varia, ma si concentra soprattutto in tre zone: San Salvario è uno dei quartieri della movida e qui si possono trovare aperitivi davvero di tutti i tipi, compresi quelli etnici; Piazza Vittorio Veneto ospita alcuni dei bar storici per questo tipo di offerta; il Quadrilatero romano, infine, si anima la sera anche grazie ai molti locali che offrono apericena a buffet.

Programmare una seconda visita

Due giorni non bastano per vedere bene Torino, perché si lascia da parte molto della Torino barocca e tutto quello che rimane della città romana, per non parlare di quella moderna legata all’industria e alle auto, raccontata in un bellissimo Museo dell’automobile (Mauto). Meglio allora pensare di tornarci per finire la visita lasciata a metà.

Dove mangiare

A Torino non mancano i posti dove mangiare: che si cerchi street food, ristoranti o bar si può trovare il posto giusto per tutti.

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